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Aprile: Enrico Rovarey Stampa E-mail
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Scritto da Presidente   

rovarey

Ci sono diversi modi per descrivere come sia variegata e complessa la professione del medico veterinario. Abbiamo pensato di farvi raccontare la professione proprio da chi la vive sulla sua pelle quotidianamente: i medici veterinari iscritti al nostro Ordine.
Ogni mese troverete una testimonianza di un Medico Veterinario valdostano che, con immagini e parole, vi descriverà la sua attività professionale.

   

  1. Nome e Cognome
    Enrico Rovarey.

  2. Perché hai deciso di iscriverti a Medicina veterinaria?
    Gli anni in cui ho operato la mia scelta (1968) erano carichi di idealità per cui l’idea di lavorare a stretto contatto con la realtà contadina, allora povera, fornendo un contributo di tipo anche tecnico, mi attirava parecchio.

  3. Come sono stati gli anni dell’Università?
    Da bravo studente vivevo a Torino studiando e divertendomi parecchio.

  4. Quando ti sei laureato/a?
    Febbraio 1973.

  5. Quando ti sei iscritto/a all’Ordine?
    Subito dopo l’abilitazione.

  6. Ricordi come è stato il tuo primo giorno di lavoro?
    Intendiamoci io ho cominciato a lavorare a 14 anni presso un distributore di benzina, però suppongo che la domanda si riferisca ad un lavoro da veterinario.
    Il mio primo impiego è stato presso una azienda agricola in Santhià.
    Certo entrare in una azienda dove c’erano 600 capi in produzione carne e sentirmi dire “si occupi della loro salute e della loro redditività “ mi procurò una emozione fortissima.

  7. Di cosa ti occupi ora nello specifico? Vuoi descriverci in cosa consiste la tua attuale attività professionale?
    Ora sono felicemente pensionato e dedito al giardinaggio, allo sci ect.
    Vi posso brevemente parlare della mia passata esperienza.

  8. Operi in un settore in cui c’è molta concorrenza? 
    All’epoca la libera professione era soprattutto la buiatria, i piccoli animali non avevano grande mercato e poi non mi interessavano.
    La concorrenza con i “Condotti” era impossibile per ovvi motivi: si trattava di professionisti capaci, radicati sul territorio da anni per cui ai giovani restava poco spazio...e fare supplenza nelle scuole.

  9. Come cerchi di differenziarti dai tuoi colleghi per proporti alla tua potenziale clientela? 
    Nella situazione di cui sopra, l’aiuto arrivò con la messa a punto delle tecniche della fecondazione artificiale nel bovino, settore in cui mi specializzai a Milano con il Prof. Bonadonna.

  10. Ti senti realizzato/a nella tua attività professionale? 
    La professione mi piaceva molto; purtroppo un infausto incidente automobilistico mi lasciò una zoppia importante e la libera professione divenne per me sempre più difficoltosa, per cui mi rivolsi al pubblico impiego; considerato che si stavano organizzando le” USL” partecipai ai concorsi ed entrai nell’area della ispezione degli alimenti di origine animale.

  11. Come sono i rapporti con i Tuoi colleghi? 
    Buoni rapporti di lavoro.
    Con qualcuno è diventata anche amicizia.

  12. Come sono i rapporti con il Tuo Ordine? 
    Normali.

  13. Hai un aneddoto professionale particolarmente interessante e/o divertente che vuoi raccontare?
    Agli inizi della FA fui chiamato da una anziana signora per una bovina che non riusciva ad ingravidare con la monta naturale.
    Mi portò, come richiesto un po’ di acqua calda, sapone ed asciugamano poi si avviò verso la porta e prima di uscire mi chiese se doveva spegnare la luce!!!

  14. Come fai a conciliare il tempo da dedicare al lavoro con il tempo da dedicare alla famiglia?
    La giornata è lunga e, se si vuole, il tempo si trova.

  15. Cosa ti senti di consigliare a chi vorrebbe cominciare la tua professione?
    Nella mia esperienza ho dovuto adattarmi e riciclarmi in ruoli anche molto diversi tra loro.
    Aggiornarsi continuamente e saper rimettersi in gioco, sono dei buoni atout per tutte le professioni ed anche per il veterinario.

  16. Hai qualche sogno nel cassetto per il tuo futuro?
    Continuare così mi va benissimo.

  17. Hai qualche rimorso o rimpianto per il tuo passato?
    Non parlerei di rimorsi o rimpianti, forse certe scelte le farei diversamente.

  18. Concludi la tua intervista con un tuo pensiero in piena libertà che rappresenta il tuo quotidiano operare o la tua filosofia di vita (proverbio, riflessione, citazione etc..).
    Sugli stemmi araldici dei conti di Challand si legge” bien faire et laisser dire..”
Ultimo aggiornamento Sabato 02 Febbraio 2013 23:52
 
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